Un saluto dall’aldilà

Ogni tanto ci ripenso, al fatto che esiste questo blog, e mi vergogno tantissimo.

Mi vergogno perché, entrando sul pannello dell’amministrazione, vedo i vostri commenti e i vostri pingback e penso: “cazzo, allora c’era qualcuno che mi seguiva, qualcuno a cui importava, qualcuno che ogni tanto ricontrolla queste pagine virtuali”.

Non ho scuse per la mia (estrema) discontinuità: pensavo di poter coniugare studio e scrittura e invece sono finita a diventare una di quelle classiche studentesse universitarie che impiega dalle 3 alle 4 settimane per preparare una materia e che, quando torna finalmente a casa dopo una giornata in facoltà, o quando finalmente finisce di studiare (anche se è a casa), preferisce buttarsi sul letto a dormire piuttosto che dedicarsi a quel che ama.

Perché quel che facevo qui, io lo amavo.

E allora perché hai mollato, mi direte. Per pigrizia, per stanchezza, ma soprattutto perché, come diceva Fedez l’altro giorno tra le sue promesse di matrimonio, noi umani non siamo in grado di mantenere i giuramenti.

Leggo i vostri commenti e penso: “sì, cazzo, torno a scrivere”. Allo stesso tempo ho paura a fare promesse che temo di non poter mantenere, perché abbiamo visto, tutte le altre volte, come mi è finita.

Quindi eccomi qui.

A scrivere un articolo pietista e vittimista che più pietista-e-vittimista non si può.

Non per fare una promessa a voi né a me stessa, ma per ricordarmi di quel che amo fare e che voglio continuare a fare.

Stavolta magari mettendoci la faccia, perché no?

Perché ho pensato anche a questa cosa dell’anonimato: lo usavo (in un certo senso ancora lo uso) perché mi vergognavo di quella che ero. Prima di iscrivermi all’università ero nulla, tutti mi dicevano che non valevo niente (tranne pochi, a onor del vero); poi sono arrivati i primi successi accademici, i primi riconoscimenti, i primi traguardi. Allora ho cominciato a pensare che forse, dopotutto, qualcosa la valevo.

Perché ve lo sto raccontando? Non so, oggi vado così, a braccio, quel che penso lo metto per iscritto senza soluzione di continuità. Sono stata soverchiata da alcuni commenti molto toccanti che ho letto gironzolando tra i vari pingback e quindi mi sento molto ZENZIBBILE, scusate tanto 😅

Quando ho pensato di valere qualcosa, ho iniziato a inviare curriculum ad alcuni giornali online: ecco come sono ricapitata su questo blog. Ecco come vi ho letti – tutti. Stavo linkando alcuni articoli dell’Angolo del Recensore ed ecco quel pallino di notifica nella barra laterale: qualcuno, recentemente, parlava di questo spazio sul web.

Questo spazio pieno di turpiloquio, di reflusso gastro-esofageo e di grammar-nazismo.

Questo spazio morto da tanto (troppo?) tempo, a cui però non ho mai voluto dare l’addio definitivo chiudendolo e cancellando ogni cosa che c’era scritta su.

Boh, ogni tanto ci ripenso, al fatto che esiste questo blog.

E so che ci pensate anche voi.

Cercherò di pensarci più spesso.

 

-D

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